Come riconoscere un diamante

SCEGLIERE UN DIAMANTE

  • “Quando si sceglie un diamante è importante rivolgersi ad un esperto di fiducia perché molto spesso ci si trova davanti a delle sorprese poco “piacevoli”.  Questo e’ il consiglio dell’Orafo e designer Fabio Pontecorvi, fondatore del noto brand Credo Gioielli. “Acquistare un diamante molto spesso un impegno economico importante ecco perché dobbiamo essere certi di quello che stiamo comprando.
  • Esiste una tabella di comparazione fondamentale per la valutazione dei nostri diamanti, la tabella di classificazione segue 4 caratteristiche principali.

diamante credo gioielli

 

LE QUATTRO C PER RICONOSCERE UN DIAMANTE

I quattro fattori che determinano il valore del diamante sono le quattro “C”, dalle iniziali dei quattro termini in inglese ossia:

Carat – Colour – Clarity – Cut

Peso – Colore – Purezza – Taglio

IL PESO “CARAT” – I diamanti si pesano in carati, antica unità di misura che utilizzava i semi del carrubo. Un carato equivale 0,2 grammi. Il carato può essere suddiviso in grani che equivalgono ad 1/20 di grammo ed in punti che equivalgono ad 1/100 di carato.

IL COLORE “COLOUR” – I diamanti possono assumere quasi tutte le colorazioni, che sono dovute ad impurezze o difetti strutturali: il giallo e il marrone sono le più comuni. I diamanti “neri” non sono veramente tali, ma piuttosto contengono numerose inclusioni che danno alla gemma il loro aspetto scuro.

Quando il colore è abbastanza saturo nei diamanti gialli o marroni, la pietra può essere definita dal gemmologo diamante di colore Fancy (in italiano può essere tradotto Fantasia), altrimenti vengono classificati per colore con la normale scala di colore dei diamanti bianchi.

Scala classificazione colore.

D – Bianco eccezionale superiore (utilizzato per gioielli unici – alta gioielleria)

E – Bianco eccezionale (utilizzato per gioielli molto importanti– alta gioielleria)

F – Bianco extra superiore (utilizzato per gioielli molto importanti – alta gioielleria)

G – Bianco extra (ottimo colore, il più diffuso nella medio/alta gioielleria)

H – Bianco (gioielli commerciali)

I – Bianco leggermente sfumato (gioielli commerciali economici)

Gli altri colori fino alla lettera Z si avvicinano, per i diamanti, tutti sempre di più al giallo.

il colore dei diamantioro bianco diamante

L’IMPORTANZA DELLA PUREZZA DEI DIAMANTI

LE INCLUSIONI “CLARITY” – Le inclusioni nei diamanti sono caratteristiche interne di varie tipologie. Esse possono essere naturali o possono essere causate nelle fasi di taglio della pietra. È sempre opportuno ricordare che non si tratta di imperfezioni, ma di caratteristiche naturali che ogni diamante possiede e che per questo lo rende unico e irripetibile. Quando il diamante è sottoposto a pressioni, si possono provocare fratture, sfaldature e rotture.

Tabella classificazione purezza:

IF = Massimo della purezza (nessuna inclusione visibile con la lente da orafo, oppure inclusioni difficilmente visibili ma insignificanti. I diamanti IF sono utilizzati per gioielli unici e da collezione, il loro costo è elevatissimo)

VVS1-VVS2 = Altissimo grado di purezza (delle piccolissime inclusioni, molto difficili da vedere con una lente da orafo, impossibili da vedere ad occhio nudo. Va ricordato che anche un gemmologo potrebbe non vedere un VVS1-VVS2 perché si tratta di impurità veramente insignificanti. I diamanti VVS1 e VVS2 sono utilizzati per gioielli unici e di alta gioielleria)

VS1 – VS2 Grado di purezza medio (sono delle inclusioni piccole che si riescono ad individuare con una lente da orafo, non sono visibili ad occhio nudo salvo qualche rara eccezione. E’ il grado di purezza più utilizzato nella medio/alta gioielleria, è un ottimo rapporto qualità-prezzo)

SI1-SI2 Grado di purezza basso (il grado di purezza SI1-SI2 è al di sotto della comune gioielleria, viene utilizzato generalmente per gioielli di medio-bassa qualità. Gli SI1-SI2 sono piccoli segni che si vedono facilmente con una lente da orafo, in alcuni casi possono essere visibili anche ad occhio nudo)dimante oro bianco

P1, P2, P3 = Ultimo grado di purezza (sono i diamanti con inclusioni rilevanti visibili anche ad occhio nudo. Le impurità di questa categoria la rendono molto economica.

IL TAGLIO “CUT” – Per taglio si intende l’insieme delle faccette che vengono ricavate sulla superficie di un diamante grezzo con lo scopo di migliorarne l’aspetto e valorizzare le sue proprietà ottiche caratteristiche.

Fabio Pontecorvi maestro orafo a lavoro

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Come pulire un anello in argento

LA DUTTILITA’ DELL’ ARGENTO.

 

L’argento è un metallo nobile, apprezzato per la sua lucentezza, usato comunemente in gioielleria sia per la sua lucentezza sia per la sua duttilità, che ne assicura la facilità di lavorazione. Per questo è usato in tutte le culture del mondo fin dalla più remota antichità, al pari dell’oro.

 

COME PULIRE UN ANELLO IN ARGENTO.

 

Con un utilizzo frequente i gioielli in argento sono sottoposti all’ossidazione.

Le ossidazioni possono derivare in primis dagli agenti atmosferici, dal ph troppo acido della pelle, dai profumi, e dal contatto con componenti chimiche.
Su questo ultimo punto consiglio assolutamente di togliere i propri gioielli in argento (collana, anello, bracciale) quando si entra in piscina o alle terme per la presenza del cloro o dello zolfo. Questi agenti anneriscono l’anello e gli fanno perdere brillantezza, divenendo in alcuni casi impossibile da indossare.

Una volta che accade ciò come possiamo pulire i nostri gioielli in argento ossidati?

 

I MIGLIORI RIMEDI PER PULIRE I GIOIELLI IN ARGENTO

 

Il bicarbonato

50 grammi di bicarbonato di sodio per un litro d’acqua basteranno a far tornare i vostri gioielli in argento lucidi e brillanti come nuovi: basterà sciogliere il bicarbonato nell’acqua calda, lasciarla raffreddare ed immergervi l’anello o il bracciale in argento. Risciacquare dopo qualche minuto e asciugare con un panno delicato. Per le macchie particolarmente grandi o difficili da rimuovere, si potrà ridurre la quantità di acqua e creare una pasta da spalmare con l’aiuto di un pennello o di una spazzolina, direttamente sulle macchie.

 

Il succo di limone

Versate sul bracciale da lucidare un po’ di succo di limone, aggiungete due cucchiaini di bicarbonato e strofinate con un panno di cotone. Il colore verde che apparirà sul panno strofinando è la parte ossidata che state rimuovendo. Una volta sparite le macchie, sciacquate il bracciale sotto l’acqua corrente e asciugate.

 

L’acqua di cottura delle patate

È persino possibile lucidare i gioielli in argento utilizzando l’acqua in cui avete in precedenza bollito le patate. Questi tuberi bollendo producono una sostanza che rimuove le tracce di ossidazione. Una volta rimosse le patate, immergete nell’acqua non più bollente gli oggetti in argento, e lasciateli il tempo necessario per vedere sparire lo strato scuro e le macchie. Se volete ottenere risultati in meno tempo e con più efficacia, potete aggiungere anche due cucchiai di aceto.

 

Se tutto questo non è abbastanza, poiché i vostri gioielli in argento presentano graffi o segni di usura, il miglior metodo è il seguente.

 

L’orafo di fiducia

Sicuramente la cosa migliore è affidare il proprio anello all’orafo di fiducia (link contatti Credo) che con attenzione valuterà il lavoro da farsi. I passaggi per riportare l’anello o il bracciale in argento allo stato iniziale possono essere diversi, la smerigliatura se ci sono anche graffi, la spazzolatura con paste abrasive, la lucidatura con paste a base di ossido di ferro, la pulizia con ultrasuoni per togliere anche residui di vario genere.

La Rodiatura.

Per avere un anello in argento lucente il passaggio più importante è la rodiatura fatta dall’orafo dopo la lucidatura, attraverso un immersione in una vasca galvanica, l’anello sarà cosi protetto anche da piccole abrasioni e ossidazioni.

Una volta lavati i gioielli vanno sgrassati con una sostanza sgrassante a base di soda, passati in acqua corrente poi neutralizzati in acqua e acido solforico (acqua 70% acido 30%). Con la rodiatura, l’argento e metalli non nobili sono perfettamente rivestiti da un sottilissimo strato di rodio (metallo del gruppo del platino) per mezzo di bagno galvanico.

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